
Una storia per figure nel primo Rinascimento
a cura di Claudia Daniotti e Paolo Sachet
Il palazzo di Monte Giordano, nel cuore di Roma, fu per secoli la roccaforte della famiglia Orsini. È qui che, attorno al 1432, Masolino da Panicale dipinse un grandioso ciclo di affreschi raffigurante la storia del mondo da Adamo a Tamerlano. Cinquant’anni più tardi, questo capolavoro ammirato e riprodotto dai contemporanei, andò irrimediabilmente perduto. La Cronaca Crespi ne è la copia coeva più completa e fedele, poiché ripropone le sue oltre 300 figure su sfondo blu lapislazzulo quasi ne fosse una campagna fotografica ante litteram. Il codice venne ritrovato solo a metà Ottocento, ma è stato messo a disposizione del pubblico solo dopo l’arrivo presso la Biblioteca Nazionale Braidense nel 2024. Cogliendo un’altra fortunata occasione, i cento anni dell’Associazione Amici di Brera, il volume offre un’edizione commentata della Cronaca, corredata da cinque saggi che ne illustrano ricchezza e complessità.

L’origine del museo moderno in Italia
a cura di Erica Bernardi
Il volume ricostruisce criticamente la figura e l’opera di Corrado Ricci (1858-1934), storico dell’arte, archeologo, direttore di musei e tra i primi promotori di un’idea moderna, educativa e pubblica del museo in Italia. Ricci inizia la carriera giovanissimo nella sua città, Ravenna, dove a soli diciannove anni si distingue per l’impegno nella tutela e nello studio del patrimonio letterario e artistico locale. Esprime inoltre un profondo interesse verso l’estetica infantile, e proprio in questi suoi primi anni di attività scrive L’arte dei bambini (1887), opera pionieristica che anticipa le riflessioni delle avanguardie novecentesche, in cui, con spirito innovativo e sorprendente apertura, esplora la produzione grafica infantile come linguaggio espressivo autonomo, precorrendo teorie che solo decenni più tardi saranno accolte dalla pedagogia e dalla psicologia dell’arte. Dalla direzione della Galleria di Parma a quelle delle gallerie di Modena, Milano e Firenze, Ricci trasforma la pratica museale italiana, rendendola accessibile e radicata nel paesaggio culturale nazionale. In particolare, è fondamentale il suo contributo alla definizione dell’identità della Pinacoteca di Brera dove, grazie alla cessione di alcuni spazi da parte dell’Accademia che solo lui riesce a ottenere, può realizzare un percorso ad anello, indispensabile dal punto di vista museografico, e un ordinamento per epoche e scuole ancora oggi insuperato.

Ricordi di una lunga vita
a cura di Gian Alberto Dell’Acqua
In questo volume, Dell’Acqua racconta la propria vita, lunga e operosa, nonché gli importanti interventi fatti come soprintendente della Pinacoteca di Brera, dal 1957 al 1973: le acquisizioni di opere specialmente lombarde (da Giovanni da Milano al Cerano ai prestigiosi Tarocchi di Bonifacio Bembo), i numerosi restauri con Mauro Pellicioli e l’acquisto di Palazzo Citterio, che muta la fisionomia di Brera, aprendola alla modernità. Emerge, così, il ritratto di un “gentiluomo delle arti figurative” – come lo definì Paolo Grassi – le cui doti – correttezza, dedizione al lavoro come servizio, capacità di ascolto e di mediazione – ne hanno resa indimenticabile la memoria.

Wittgens alla prova della modernità
a cura di Erica Bernardi e Giuseppina Di Gangi
È il 1945 e per Fernanda Wittgens è chiaro che l’arte e il museo sono preziosi strumenti per riscattare la società dagli orrori della guerra, grazie a una politica culturale di recupero del tempo perduto a causa del conflitto. Attraverso l’ampliamento delle collezioni della Pinacoteca di Brera, le collaborazioni con importanti collezionisti per accedere a ricche e prestigiose donazioni, e una visione moderna e radicalmente nuova del museo, che concili la cultura estetica con il ruolo sociale degli spazi espositivi e riaccenda il dialogo tra arte e cittadini Wittgens promuove Milano come città dell’arte moderna, in Italia e in Europa.

Una vita per Brera
a cura di Giovanna Ginex
con saggio introduttivo di James Bradburne
La vita movimentata di un grande soprintendente di Brera
a cura di Marco Carminati (consigliere degli Amici di Brera)
con saggio introduttivo di James Bradburne
Le Memorie di Ettore Modigliani (1873-1947), sino a oggi inedite, rappresentano un’eccezionale testimonianza di una vita davvero “movimentata”, intensa e a tratti autenticamente avventurosa, interamente spesa al servizio del patrimonio artistico italiano.
Direttore della Pinacoteca di Brera dal 1908 al 1935, soprintendente della Lombardia dal 1910 al 1935 e organizzatore della mostra più importante sull’arte antica italiana (Londra 1930), Modigliani ha avuto il privilegio di vivere esaltanti momenti professionali, come l’esposizione a Brera della Gioconda di Leonardo da Vinci (1913), il recupero delle opere d’arte trafugate dall’Austria all’Italia (1920), il grande riordino della Pinacoteca Braidense (1925) e la fondazione dell’Associazione degli Amici di Brera (1926).
Modigliani fu costretto però a subire cocenti umiliazioni, come l’allontanamento forzato da Brera nel 1935, il trasferimento a L’Aquila e la espulsione dall’amministrazione pubblica per gli effetti delle leggi razziali del 1938, che lo costrinsero nel 1943 a nascondersi tra i monti delle Marche. Modigliani ritornò a Brera come ispettore incaricato nel 1945. Dotato di una scrittura brillante e coinvolgente, il direttore utilizzò i suoi ultimi anni di vita per redigere questo libro, che terminò l’11 febbraio 1946 (giorno del suo reintegro come soprintendente a Brera).
Modigliani morì nel 1947. Sarà Fernanda Wittgens, la sua più fedele e stretta collaboratrice, a portare a compimento il sogno del suo “mentore”: nel 1950 Brera riaprirà, più bella e più viva di prima.
Con la nuova pubblicazione edita da Skira “Una Meraviglia chiamata Brera” l’associazione intende rinnovare nei milanesi l’orgoglio di possedere nella propria città una delle pinacoteche più importanti del mondo e celebrare i novant’anni dalla costituzione degli Amici di Brera. In questa occasione alcuni grandi Amici (storici, architetti e giornalisti…) hanno ripercorso momenti gloriosi e tragici che hanno segnato la storia della nostra grande Brera.

Sensa utopia non si fa la realtà. Scritti sul museo (1952-1977)
a cura di Erica Bernardi
con saggio introduttivo di James Bradburne
“Un museo non è soltanto luogo sacrale, cassaforte o archivio per gli addetti ai lavori: anzi deve essere soprattutto scuola e laboratorio, cioè recinto in cui la contemplazione e la meditazione si facciano attività vitale, nella presa di coscienza del proprio stato presente attraverso l’esame della continuità storica, e il confronto con le testimonianze poetiche della condizione umana di altri luoghi e tempi. Quando l’opera d’arte non sarà più considerata un miracolo o un feticcio, ma quel prodotto dell’uomo che giunge a testimoniare la vita del proprio tempo nella dimensione assoluta dell’eterno, quando sarà intesa come un interlocutore sempre attuale, allora si comprenderà che il dovere di difenderla e ben conservarla non è noiosa pretesa di anime pie e di anacronistici eruditi, ma è impegno di ogni individuo che voglia essere politicamente cosciente del suo ruolo nella società in cui vive.” (Franco Russoli)
A quarant’anni dalla prematura scomparsa di Franco Russoli, direttore della Pinacoteca di Brera dal 1957 e tra i più attivi promotori del rinnovamento della museologia italiana, il volume ripropone i suoi testi, di impressionante attualità, incentrati sul museo e le sue problematiche. Sono accompagnati da un’introduzione di James Bradburne e da un saggio di Erica Bernardi, alla quale è stato affidato l’archivio di Franco Russoli dalla figlia Sandra nel 2012.
Un inserto aggiornato sulle iniziative dell’Associazione in uscita mensile con il Giornale dell’Arte, ed. Allemandi, curato da Leonardo Piccinini. La pubblicazione è stata resa possibile grazie al generoso contributo di Smeg.
I Quaderni di Brera sono frutto dalla volontà dell’Associazione Amici di Brera e dei Musei Milanesi di onorare i collezionisti e donatori privati che, nel corso di più d’un secolo, hanno voluto testimoniare coi loro doni alla Pinacoteca di Brera il loro attaccamento e il loro affetto per una delle istituzioni museali più importanti di Milano.
Gli Amici di Brera non si sono limitati a commissionare pubblicazioni su opere d’arte ma anche opere stesse. Nel 1975, Sambonet, insieme alla segretaria dell’Associazione Stella Malaton e il consigliere Paolo Franci, diede il via ad una originalissima iniziativa. Ad alcuni dei più importanti artisti del momento, Henry Moore, Renato Guttuso, Fausto Melotti, Folon, Valerio Adami, Moebius, Graham Sutherland, Milton Glaser e lo stesso Roberto Sambonet, l’Associazione e la Pinacoteca commissionarono di realizzare un’opera direttamente ispirata ad uno dei capolavori conservati a Brera. Queste opere vennero poi riprodotte sotto forma di manifesti “d’apres” che ancora oggi decorano la sede degli Amici di Brera.